Il restauro del gruppo statuario dei Niobidi di Ciampino (RM)

RINVENIMENTO

Nell’estate del 2012, una campagna di scavi preventivi condotti dall’allora Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio (SBAL) nella località di Muri dei Francesi in Comune di Ciampino, ha permesso il recupero di un gruppo di statue, identificate come Niobidi. Il rinvenimento è avvenuto nella natatio di una sontuosa villa romana risalente, nella prima fase, all’età augustea.

 

STATO DI CONSERVAZIONE

Il lavoro di restauro, si è presentato da subito di particolare impegno a causa dell’avanzato stato di corrosione del marmo che non conservava più le sue peculiari caratteristiche. Le superfici delle sculture, incomplete, erano di difficile lettura perché rivestite da uno spesso strato di terra che non era possibile rimuovere senza asportare i cristalli di marmo. (Foto 1-2)

A seguito di studi preliminari riguardanti il terreno di giacitura e la composizione del materiale, il Servizio di Restauro della SBAL, oggi dipendente dalle VILLAE, in collaborazione con il Settore Restauro Lapideo dell’Istituto Superiore Centrale per il Restauro (ISCR) ha redatto un progetto di intervento a cui è seguito un affidamento di lavori di restauro, a mezzo di gara pubblica. Il lavoro è stato realizzato con un finanziamento straordinario della Direzione Regionale beni Culturali e Paesaggistici del Lazio. (foto 3)

 

PRIMO INTERVENTO DI RESTAURO

Il problema più urgente era quello di fermare il degrado e la perdita di materiale, consolidando il marmo; era importante eliminare il più possibile lo spesso strato di terra prima di effettuare il consolidamento.

Il lavoro si è quindi svolto ordinatamente secondo le seguenti fasi:

  1. Sterro, pulitura e consolidamento con due applicazioni di silicato di etile per la faccia inferiore delle basi.
  2. Sterro, prima pulitura e consolidamento dei prospetti lavorabili.
  3. Sollevamento e posizionamento in verticale delle sculture provviste di basi.
  4. Movimentazione e rotazione dei grandi frammenti per renderli lavorabili.
  5. Sterro, prima pulitura e consolidamento del retro delle sculture.
  6. Rifinitura della pulitura e consolidamento di tutte le superfici.
  7. Secondo trattamento con consolidante sull’intera superficie.
  8. Rimontaggio dei frammenti.
  9. Stuccatura delle scagliature e delle giunzioni tra i frammenti.
  10. Revisione estetica e terzo trattamento con silicato di etile.

Dopo un’accurata documentazione fotografica e grafica di tutti i frammenti (più di 400 di diverse dimensioni), si è proceduto alla rimozione della terra con mezzi meccanici arrivando ad un livello di sicurezza; si è scelto di lasciare uno strato sottile di terreno, ai fini di una buona lettura per procedere con l’intervento del raggio laser. (foto 4)

È stato eseguito un primo passaggio complessivo di pulitura laser, seguito dalla fase di consolidamento. Per completare la pulitura sulle superfici consolidate si è utilizzato lo stesso laser con una focale più corta che ha consentito una rifinitura più puntuale. Si è effettuato poi l’incollaggio di piccoli frammenti non eccessivamente pesanti con resina epossidica. Il gruppo statuario, dopo questo primo intervento è stato trasportato nei depositi all’interno del Santuario di Ercole Vincitore, allora afferente alla SBAL.

 

SECONDO INTERVENTO

Il secondo intervento, è stato finalizzato alla ricomposizione delle sculture, allo studio e alla realizzazione di supporti per la statica e la movimentazione delle statue. Il lavoro è stato realizzato con un finanziamento concesso all’ISCR dalla Confederazione Elvetica, nell’ambito della cooperazione e la tutela e salvaguardia dei beni mobili di interesse archeologico.

Per risolvere tecnicamente il problema della stabilità delle opere sono stati realizzati degli appositi supporti

costituiti da piastre di acciaio inossidabile da un centimetro di spessore, sagomate secondo il profilo della relativa base. Le piastre sono state incollate sotto alle basi per mezzo di resina epossidica mantenendo le statue in posizione corretta in modo che, in seguito, potessero essere in grado di autosostenersi. (foto 5)

Ogni piastra è fornita di due fori contrapposti agli estremi che servono a loro volta a vincolare, in modo reversibile, un’altra base sottostante in acciaio realizzata per facilitare la movimentazione delle statue. La base sottostante è stata fornita di un minimo di 3 piedini rialzati (circa 9 cm) che servono a permettere il passaggio dei bracci di un trans-pallet. (foto 6-7).

Le statue dei Niobidi rinvenute a Ciampino oggi si presentano in un numero di 9 più 2 teste, tra cui quella di Niobe. Vi si aggiungono numerosi frammenti depositati in magazzino. Il gruppo è attualmente esposto nell’Antiquarium del Santuario di Ercole Vincitore e fa parte dell’immenso patrimonio, ereditato dalla SBAL, che le VILLAE sono chiamate a valorizzare.

 

Nell’ambito di tale missione, il ciclo statuario è stato oggetto di eventi espositivi e pubblicazioni scientifiche:

https://www.levillae.com/il-mito-di-niobe/
https://www.levillae.com/2019/02/26/e-dimmi-che-non-vuoi-morire-il-mito-di-niobe-presentazione-del-volume/