Fontana dei Draghi_Riapertura al pubblico

Tivoli_Villa d'Este-Fontana dei Draghi

 

L’Istituto autonomo Villa Adriana e Villa d’Este – Villae, nel quadro delle iniziative intraprese nel vasto campo dell’accessibilità e in linea con il programma di ampliamento delle possibilità di fruizione dei siti, è lieto di comunicare la conclusione dell’intervento conservativo della parte anteriore dell’emiciclo della Fontana dei Draghi a Villa d’Este, da tempo preclusa al pubblico a causa di distacchi e cadute delle decorazioni parietali.  I visitatori possono quindi tornare ad apprezzare da vicino le decorazioni parietali e scultoree di una fontana che rappresenta il punto cruciale, verticale, fra il cardo e il decumano del giardino.

In posizione assiale rispetto al palazzo e all’ingresso a valle, la fontana nel progetto di Pirro Ligorio costituiva una delle meraviglie del giardino per gli artifici idrici e sonori che la caratterizzavano, costituendo un magnificente commento al tema iconografico svolto nelle nicchie della muratura che recinge l’area. Tale tema celebrava l’impresa di Ercole, mitico progenitore della famiglia d’Este, nel Giardino delle Esperidi, connettendosi a Ippolito II, esponente della casata e fondatore della villa. La fontana è contraddistinta da dragoni alati dalle cui bocche fuoriescono getti d’acqua e un potente zampillo centrale. L’aneddotica vuole che il gruppo sia stato sistemato in una notte, in occasione della visita nel 1572 di Gregorio XIII Boncompagni, dato che nello stemma del pontefice campeggia un dragone alato. L’animale mitologico era tuttavia strettamente legato anche al racconto dell’impresa di Ercole presso le Esperidi, i cui preziosi pomi d’oro conquistati dall’eroe erano custoditi dal drago Ladone. Il mitico giardino si configurava così come allegoria della villa tiburtina.

Al fine di permettere il passaggio dei visitatori si è resa necessaria la messa in sicurezza delle superfici, attuata attraverso un meticoloso e puntuale consolidamento di tutti frammenti a bugnato rustico con frammenti di calcare detto a “spugnola”, allettati in malta pozzolanica, distaccatisi nel tempo e accuratamente conservati dai fontanieri. Parallelamente sono state reintegrate le partiture architettoniche in stucco, molto lacunose e frammentarie, e risarcite le mancanze dei dettagli in mosaico policromo, recuperando così una lettura ordinata dell’insieme. Anche la pavimentazione è stata oggetto di intervento, con la sostituzione delle lastre maggiormente discontinue e l’eliminazione delle patine biologiche esistenti, in modo da rendere sicuro il livello di calpestio. L’intervento di restauro, curato dalla ditta Emiliano Africano Conservazione e Restauro Opere d’Arte, ha rappresentato inoltre l’occasione per eseguire un limitato tassello di rimozione degli spessi strati di calcare accumulatisi sul gruppo centrale dei draghi, in modo da ottenere informazioni preziose sulla stratigrafia e tipologia del materiale soprammesso, nonché sullo stato di conservazione delle superfici al di sotto. I lavori compiuti, oltre a restituire ai visitatori l’accesso parziale al percorso da tempo interdetto, hanno fornito un quadro sullo stato di fatto dell’intero monumento e su materiali e tecniche d’intervento utilizzabili in questo ambiente particolarmente fragile, rappresentando così un vero e proprio cantiere di studio in previsione di un futuro intervento organico e complessivo.

“Passo dopo passo – racconta il direttore delle Villae, Andrea Bruciati – si concretizza il progetto di rinnovare la magnificenza e il prestigio della residenza tiburtina del cardinal Ippolito, con interventi mirati per restituire al pubblico lo stupore e la meraviglia di fronte alla Villa e al suo patrimonio unico al mondo. Sono proprio i dettagli, i particolari che, fondendosi in un insieme straordinario e polisemico, confermano la preziosità degli apparati decorativi, la complessità dei rimandi iconologici e iconografici e l’articolazione del progetto architettonico, dischiudendo al visitatore un giardino di delizie, ristoro e fonte di benessere per il corpo e per lo spirito”.

 

Info: va-ve.restauro@beniculturali.it